A volte tornano…insieme a J. Mongolfier.

Non sono pienamente certa di essere ancora in grado di utilizzare questo mio blog, miseramente abbandonato troppo tempo fa.

E’ arrivato in questa casa un terzo, meraviglioso bambino, che ha giustamente risucchiato ogni mio rimanente flatus vitale (ben poco ne rimaneva sulla scia degli altri due, peraltro). Nella vita, so essere un chirurgo efficiente quanto impietoso: qualsiasi cosa pesi, crei difficoltà o provochi dispiacere o inciampi viene segato via senza troppe meditazioni, brutalmente. Che le asperità più grandi non possono essere rimosse, né con la lama, né con la volontà. Tagliuzzo via quel che posso, conosco i miei angusti limiti. Questo mio blog è caduto dentro la terapia del risparmio energetico, con molto dispiacere ma anche con la consapevolezza che, comunque, qualcosa avrei voluto cambiare.
Ho pensato spesso ad aprire un nuovo spazio di condivisione che riguardasse il mio essere mamma di due bimbi autistici, la mia vita speciale con loro, la mia storia (molto bella) di crescita affianco a loro, il mio bisogno di aumentare la conoscenza riguardo a questa misteriosa, complicata sindrome. Solo in Italia abbiamo più di 400.000 famiglie che si occupano di un austico (o più), eppure praticamente nessuno sa di cosa si tratti. Magari conoscete alla perfezione l’habitat dei lamantini, la teoria dei buchi neri, magari studiate i panorami apocalittici che hanno portato all’estinzione dei dinosauri. Ma non sapete cosa sia l’autismo. E questo mi incuriosisce, ancora prima di colpire la mia vita in un milione di modi negativi. Questo vuoto rende incredibilmente più difficile e doloroso compiere il nostro cammino verso l’integrazione. Questo vuoto non mi apparteneva, ancora prima di avere i miei figli (e di immaginare di poter avere dei bimbi autistici: non me lo sognavo proprio). Sono sempre stata affascinata da questi “figli delle fate”, come li chiamavano nel Medio Evo. Mi informai, lessi, studiai. Molto prima dell’arrivo dei miei ragazzi. La saetta mi ha comunque colpito in pieno petto, inutile dirlo.
Non so se riuscirò a dar forma a questa idea, è liberatorio affidare alle parole le proprie emozioni, chiedendo loro di portarsene via un pezzetto ed una fetta del loro immane peso, ma è anche incredibilmente difficile aprirsi, quando in realtà vuoi proteggere il cuore della tua famiglia.
Quindi, per il momento, mi riaffaccerò su queste pagine dedicate all’estro ed alla creatività delle mie menti preferite. E magari ogni tanto spillerò dentro alla caraffa dei pensieri liberi e disordinati. E questo primo post dopo il lungo inverno del blog pare già entrato nel clima di disordine e confusione che vi prometto.

Del resto, lo dissi mille volte, senza bellezza e stupore non si va da nessuna parte: non mi sento incoerente. Confusionaria si, ma con un grande disegno da colorare.

Tornando nei ranghi, tornando nel dicembre convulso e di attesa del Natale, vi segnalo questa dolce chicca partorita dalla poetica mente che già ci regalò il Quaderno dei Sogni, ricordate?
Si tratta di un quaderno dei viaggi: questa volta dobbiamo volare oltre i confini della mente e della notte, per incontrare paesi, persone, culture, cibi, animali e farne preziosi ricordi.

Come sempre, questo “J. Mongolfier”, questo libro delle esperienze, racchiude come un’ostrica la sua preziosa perla: una misteriosa caccia al tesoro. Dove ci porterà mai?

Una splendida idea regalo per i nostri amici globetrotters. Oppure un dono a noi stessi, che sogniamo di riprendere a viaggiare come facevamo un tempo. Per pianificare, assaporare, sognare ad occhi aperti. L’attesa sa essere essa stessa un viaggio.

Ho sempre amato moltissimo il contatto con i libri e con i quaderni più voluttuosi. Con il tempo, anche grazie ai miei ragazzi, ho imparato l’importanza dei dettagli e delle sfumature. Questo che vi presento è un gioiellino: sono felice di essere tornata a galla attirata dal suo luccichio.

Trovate questa meravigliosa, bianca promessa di futuri stupori a questo indirizzo.

“Life’s like a road that you travel on
When there’s one day here and the next day gone
Sometimes you bend, sometimes you stand
Sometimes you turn your back to the wind
There’s a world outside ev’ry darkened door
Where blues won’t haunt you anymore
Where brave are free and lovers soar
Come ride with me to the distant shore
We won’t hesitate
To break down the garden gate
There’s not much time left today”

La colonna sonora di Cars, per intenderci.

Au revoir!

Ancora silenzio...sas

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