Cycle: l’inverno in vetta, e nell’anima.

…Ogni istante, sento a contatto con la pelle Fama e Fortuna, mani che mi cercano e mi carezzano, flash accecanti che mi scaldano, voci che mi esaltano. Sono in cima, ho camminato su strade lastricate di applausi, eppure a sostenermi sono bolle di sapone. Potrei urlare al cielo, così vicino da sentirlo sui polpastrelli, ma piango muto, in abissi e solitudini senza fine. L’oro fuori, a riflettere luci ed elargire bagliori, il piombo dentro, ad affossarmi in buie nebbie senza speranza. La mia vita è un singhiozzo eterno. Se solo riuscissi a buttar nel fango questo vacuo sorriso, congelato nella formalina, se potessi scappare, libero, per qualche giorno…Se riuscissi a trovar la forza di cercare, subito!, una macchina veloce, ancor più rapida dei pensieri che mi divorano e delle adulazioni di ovatta che mi rincorrono, se riuscissi a scappare dal mondo tutto, sfrecciare incontro alle lame affilate del gelo sul volto, a tagliuzzarmi la faccia e a ricomporre lo spirito, affacciarmi su precipizi di roccia, abbeverando così i burroni della mia anima, inseguire la squisita solitudine, quella reale, fatta di eco e singole orme a rompere il manto nevoso, che possa smascherare il lupo che è in me. E buttare queste cortine di satin, queste cravatte che stringono come nodi scorsoi, indossare vesti che siano scudi amici, che parlino delle mie scalate a mani nude (per sentirmi vivo), infilarmi in golf punteggiati da squarci, che raccontino delle mie cadute (per ricordarmi il dolore).


Se riuscissi a separarmi dal ghiaccio, cercando il calore dentro la morbida lana lavorata, usata, vissuta, mia animata pelliccia. Se potessi cercar riparo dallo sguardo altrui, usando ampie sciarpe, cappelli e giacche che mi nascondano, e che mi rinvigoriscano, rubando l’abile camouflage agli amici animali. Solo allora, in vetta, quella reale, ferma da milioni di anni, che non crolla, non si scompone ne’ sussurra, e che ignora il mio nome, solo dopo aver dato cibo ed acqua al lupo che sempre mi abita, dopo averlo liberato nei boschi, solo allora potrei ricomporre i miei pezzi, riabbracciare me stesso, ed il branco, per tornare ad alzare calici, calmo, pronto, aperto. Sorridendo, potrei forse far apparire canini troppo aguzzi, ma allora servirebbero solo a mordere il salato bretzel alla festa di paese. Allora, non mi sentirei più una gabbia nella gabbia, soffocato da tonnellate di coriandoli. Allora, e solo allora, non verrei divorato.







Questo il mio sentire, accostandomi alla collezione 2012-2013 Cycle. Questo silenzioso, affilato e corale pensiero, che ho immaginato rimbalzare nelle menti di grandi personaggi, del passato più recente, fino a quello più stiracchiato nel tempo, di miti senza Era, alcuni sfuggiti alle tenaglie del disagio, altri perduticisi dentro. Che mi perdonino, per l’uso che ne ho voluto fare: spero si possa percepire che il mio vuole essere un modestissimo omaggio alla Grandezza che sempre nasce sui cristalli più sottili e fragili. E questa l’idea che si appoggiava sulla mia mente, dal primo momento, e che non sono più riuscita ad allontanare, ma che anzi si è resa sempre più forte e tagliente. La grossolanità dei fotomontaggi, con tanto di tratteggio a raccogliere le sagome, vuole sottolineare quanto pindarico sia questo mio volo.

Questa evocazione mi è germogliata dentro nell’accostarmi ad una collezione nata sulle onde del pensiero “Never trust anyone”, su un invito a seguire i propri istinti, e ad assecondare le proprie spinte più fieramente animali, una collezione che è stata pensata ed immaginata in alta quota, sulle vette spaventose ed incantevoli delle nostre Alpi, ed ispirata dalle astute movenze del lupo nei boschi: la lana, a mimar pellicce, regina assoluta di questa sfilata, intrecciata, rilavorata, usata, potentemente tridimensionale nel voluminoso triquot, ma anche lacerata, rovinata ed infeltrita. Tessuti vissuti che raccontano questa immaginaria ascesi verso la solitudine e la cima rocciosa.
Ed ancora velluti, pellicce sintetiche morbidissime, dettagli di metallo (ad omaggiare l’anima sportiva, e rock del marchio). Il contrasto che rispunta nella parte della collezione più glamour e formale, quella da indossare nel momento della riunione sociale, dopo la fuga solitaria, nella baita accogliente, come nella festa comandata: i colori si fanno meno sussurrati, il giallo senape incontra il blu bavarese, l’azzurro monaco, il bordeaux. La donna ritrova il vezzo e la vanità dei merletti e dei pizzi, inseriti come dettagli, per far abbandonare la selva, e ritrovare la Donna. Per l’uomo rocciatore che torna ad esser compagno di risate, ritroviamo il classico Loden, l’elegante Loden, rivisitato, rimaneggiato, riconcepito, con le maniche triquot, ed i dettagli borchiati. Ed ancora: tele camouflage ed il versatile jersey di lana. Cappelli, sciarpe e capispalla da abbinare, all’unisono, a creare la coltre conclusiva di questi ricchissimi completi, per una collezione straripante di dettagli, tessuti, tagli ed idee di vita.
Il contrasto imperante ed i venti emotivi d’altura mi hanno accompagnata per mano: racconto l’ascesi, partendo da profondissimi, intimi, abissi.

“La liberazione interiore è l’unica cosa per cui valga la pena di morire, l’unica per cui valga la pena di vivere” (Jim Morrison).

Laura.

P.s. Questa mia libera (e decisamente audace, me ne avvedo) interpretazione fa parte di un contest, organizzato da CYCLE, in cui undici bloggers porteranno il loro contributo creativo, nell’interpretare la collezione autunno-inverno 2012/2013. Se ti e’ piaciuta, potrai votarla, mettendo il tuo pollice all’insu’, sotto al relativo link pubblicato sulla pagina facebook di Cycle (qui), dal 4 al 21 Maggio. Varranno solo i voti raccolti dai singoli bloggers sulla pagina di Cycle. Grazie!

6 commenti su Cycle: l’inverno in vetta, e nell’anima.

  1. Sto espandendo il verbo!!!

  2. bè …. io ero in quella baita!!! mi sembrava di essere lì…. a riscaldarmi

  3. stupendo…come sempre!
    elena

  4. “A tagliuzzarmi la faccia”, noto una citazione a rimembro.
    E io, che c’ero, l’ho sentita la libertà sulla porsche, tra i monti, con James Dean, e ho sfiorato il sogno.

    • Ce l’abbiamo quasi fatta…la prossima volta avremo la Grandezza e lavandini rotti…e non il contrario.

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