Dirondella!

La multinazionale dalle colorate cialde da caffe’ dovrebbe, e da tempo, nominarmi azionista honoris causa. Quando ancora nessuno si filava la costosissima trovata svizzera, parecchi anni fa, ebbi modo di assaggiare lo schiumoso caffe’, di scoprire che  misteriosamente non mi provocava irrecuperabili moti di gastrite (come solevano fare tutti i tipi di caffe’, con mia grande disperazione), e mi procurai la prima macchinetta. Da allora, non solo ho speso un capitale degno del PIL di un Paese mediamente benestante (in periodo pre crisi), ma ho diffuso la mania fra parenti ed amici, creando un indotto impressionante, una valanga inarrestabile. Eppure, i signori N. continuano a non degnarmi di uno sguardo. E George Clooney continua a negarmi un succoso sorriso. Mondo crudele ed irriconoscente.
Comunque sia: vedendo la fila che si crea nelle boutiques (cosi chic!) della catena, durante le giornate di sabato, mi chiedevo quale fosse il disastro legato allo spreco di tutte queste bellissime cialdine in alluminio. La casa Svizzera aveva tempo fa promosso una campagna per il riciclo, invitando i clienti a portare le cialde esauste in negozio (e vendendo anche un costoso ed inutilissimo affare, di gran design peraltro, in cui riporre le cialde spremute in attesa del rientro alla base): peccato che, se qualcuno dimostra l’ardire di riportare un saccone in negozio, e di allungarlo alla commessa di turno, questa ti guardi come se le avessi appena spalmato sul viso e sui capelli un timballo di melanzane andato a male qualche mese prima. Poco incoraggianti: ve lo dico.
Gli atroci commessi buttano all’aria la campagna di riciclaggio, peraltro mossa da intenti meramente economici, piu’ che da preoccupazioni ambientalistiche, e le cialdine tornano ad essere buttate nelle nostre pattumiere.

Che fare? Qui la mia assenza di fantasia fermava di botto il laLauresco pensiero. Ho una mente analitica, datemi da copiare il mondo e lo faro’. Datemi le istruzioni per costruire la Tour Eiffel, e ci provero’. Chiedetemi di inventarmi un oggettino, un’immagine, qualsiasi cosa, e cadro’ al suolo con un sonoro schianto.
Guardate le mie cialde, e capirete tutto. Sono viola. Tutte viola. Solo viola.

Grande, grandissima quindi la mia ammirazione per le fantasiose, creative, Laura e Marina, per il loro marchio Dirondella: accessori, bijoux, scarpe, oggetti d’arredo. Tutti tempestati di cialde colorate, come moderne pietre preziose. Perche’ questo sono. Oggi, nulla dovrebbe avere piu’ valore di un progetto che trasformi i nostri incommensurabili sprechi in utilizzabile bellezza.

Questi oggetti, fatti tutti a mano, son tanto belli, quanto impagabili e silenziosi messaggi da portare sempre con se’, a ricordare le infinite possibilita’ di nuova vita per quanto siam soliti gettare via senza batter ciglio, e sempre piu’ velocemente. Immagino ci siano molte, troppe persone che, come la sottoscritta, un’idea di riutilizzo non se la fanno venire in mente neanche sotto tortura. Per fortuna, gli esempi cui ispirarsi, navigando in internet, sono sempre piu’ ricchi, dettagliati e copiosi. Per fortuna, ci sono straordinarie persone, come Laura e Marina, che lo fanno per noi.

Conosco bene chi mi segue. Siete passati in 50.000 (ebbene si: non l’ho detto a nessuno. Non sono l’insalata bionda, ma e’ una bella cifra per una nicchietta piccina piccio’!), e vi conosco. So che siete anche voi entusiasti, so che gia’ bramate il vostro pezzo fatto a mano, la vostra Dirondella. Diamine, potete avere anche l’animalier!

Questo solo ci manca, da fare: sostenere il progetto, coloratissimo, positivo, vitaminizzante, di Laura e Marina. Io vado a farmi un caffe’, sentendomi piu’ leggera e meno meschina. Cialdina viola, neanche a dirlo.

 

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3 commenti su Dirondella!

  1. bellissimo tutto ma soprattutto le borse. Bravissime!!!!!

  2. bellima idea e creazione…..buttiamo tanta roba ma in realtà e ne può reciclare almeno metà se usiamo un pò di fantasia e un pò di tempo…complimenti a Laura e Marina.

    • Vero? Sono progetti bellissimi quelli che si votano al riuso. Ciao Cristina!

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