I miei eroi: non fanno scarpe, ne’ borse, ne’ vestiti.

Stamattina l’amica Giovanna mi ha tirata per il braccio. Tuonava su facebook contro le migliaia di fans mediatiche dell’oramai celeberrimo Franco Antonello, tutte a sciogliersi in lacrime e commozioni (cerebrali?) per le avventure di padre e figlio. Anche a me, Giovanna, le signore paiono molto piu’ affette da una cotta tardo adolescenziale, che non da un sincero interessamento a quello che migliaia di famiglie vivono ogni santo giorno, nel silenzio della loro casa, e dietro ad una porta ben chiusa.
Franco Antonello ha milioni di pregi, devo dirlo. Porta avanti la sua Fondazione “I bambini delle fate”, che sta creando centri di cura molto piu’ efficacemente di quanto non facciano il Ministero della Sanita’ o le Presidenze di molte Regioni. Di tutte le Regioni. Ha portato l’autismo in televisione, in prima serata, con la sua incredibile presenza scenica, degna di uno scafatissimo mattatore del vecchio tubo catodico. Ha portato il libro di Fulvio Erras in vetta alle classifiche di vendita in ogni libreria dell’italico suolo. E quando racconta di come si e’ sentito quando hanno fatto la diagnosi di suo figlio Andrea, mi riconosco in lui, dieci, cento, mille volte. Rivivo quello che ho provato quando hanno diagnosticato Niccolo’. E quando ho rivissuto lo stesso vuoto cosmico con Giacomo.
Ma c’e’ un fatto che innervosisce noialtre anonime mamme di bimbi autistici: Antonello e’ talmente bello, bravo, capace, interessante, affascinante, che spesso e volentieri si finisce per parlare di lui e del figlio Andrea, e non di autismo. Perche’ hanno una storia spettacolare da raccontare, rocambolesche avventure che si ascoltano tutte d’un fiato.
Ed alla fine, il senso del tutto, per noi altri che come viaggi possiamo raccontare la tratta Arese-Bosisio Parini in centinaia di modalita’, che portiamo l’autismo sulla Valassina e non in Sud America, che viviamo attoniti e con l’eterno senso di inadeguatezza di chi e’ ben poco aiutato, anche solo decorosamente, a meglio interagire ed aiutare il proprio, o i propri figli, diventa urticante. Perche’ le lacrime delle fans di Franco Antonello non sono quello di cui abbiamo bisogno. Abbiamo bisogno che si parli di tutti questi bimbi, tantissimi, che si facciano pressioni adeguate per una politica sanitaria, sociale e scolastica radicalmente diversa da quella che ci viene elargita oggi, come una pessima elemosina.
Sara’ invidia, la nostra? Che, poi, chi diavolo sono io?
Eppure, sono certa che anche Franco Antonello non vada cercando lacrime di commozione.
Eppure, noi tutti abbiamo veramente bisogno che le persone inizino a conoscere qualcosa di questa complessissima, misteriosa malattia. Perche’ la fatica grande diventa erculea, quando devi affrontare una crisi delle tue creature, ed attorno hai solo ignoranza, sguardi attoniti e domande idiote (“e’ autistico? cosa vuol dire..e’ sordo? e’ cieco? ma e’ una malattia? che e’ cosi bello, mica si vede…ma allora e’ di sicuro un genio!”). Perche’ si comprenda che, ben consci dei progressi che i nostri figli fanno grazie alle (poche, insufficienti ed intermittenti) terapie, noi viviamo sempre nella paura di un regresso, di uno scivolone. Posto che ogni passo e’ stato conquistato con il sudore, le unghie e sovrumana pazienza. In primo luogo dei nostri figli.
Che sono tutti diversi, uno dall’altro, ma il nostro sconquasso emotivo e’ uno solo. E no, qui di Mozart ce ne sono ben pochi.

Amo moltissimo shoptherapy, apprezzo moltissimi dei designers di cui vi parlo, umanamente. Ma sarei una bugiarda senza vergogna se non vi dicessi che il piu’ delle volte mi sento truffaldina.
I miei veri eroi, quelli cui penso ogni giorno, quando scrivo di accessori ed abiti? Sono i miei due bambini autistici. E’ Temple Grandin, la straordinaria scienziata, esperta di comportamento animale, affetta da Sindrome di Asperger, che da anni viaggia in lungo ed in largo per parlare di Autismo, tutto. E per spiegarci cosa provano questi bimbi. Sono la mamma ed il papa’ di Cecilia, i genitori di Diego, la mamma ed il papa’ di Lorenzo, le decine e decine di persone che negli anni ho incontrato, e che con me hanno sempre trovato il tempo ed il posto per una risata, uno scherzo, ed uno sberleffo. I medici che si arrabattano ad aiutarci, ma che si trovano di fronte ad un esercito ingestibile con quei due soldini di cacio di risorse che si trovano in tasca.
Non sono designers, e nemmeno famosi? Meglio: sono gli architetti di vite difficili, che hanno reso belle, accoglienti e vere. Senza NESSUN aiuto, o quasi.

Ed ai designers che incontro ogni due per due, e che ogni volta hanno il broncio e la lagna sotto braccio, come una pessima borsetta vintage: andate a farvi un giretto al settimo padiglione di Bosisio Parini. Non e’ quello dell’autismo. E’ il padiglione in cui noi genitori di bimbi autistici entriamo, ed usciamo ringraziando il Signore che i nostri figli siano autistici. Per intenderci. Ne uscirete finiti, o completamente cambiati.
Che poi ve lo dico: la lagna endemica contamina anche gli oggetti creati, che prendono un’aspetto stanco, polveroso e stantio.

Presso la Nostra Famiglia: ricordate. Settimo Padiglione.
Che il Signor Franco Antonello non se ne abbia.

Vi lascio con due video, dei miei Eroi. I bimbi autistici, e Temple Grandin.
Mi sento come se avessi fatto l’outing della mia vita. Che fatica. Ma se non interrompo, di quando in quando, vestiti ed accessori per parlarvi di Vita, non sarei vera. Ne’ sincera.

Campagna Toys\’r Us per Austism

Finale del film Temple Grandin

4 commenti su I miei eroi: non fanno scarpe, ne’ borse, ne’ vestiti.

  1. non ho nulla da dire, un pugno nello stomaco a quella piccolezza schifosa che si annida dentro ad ognuno di noi.
    non riesco a dire nulla di più
    grazie

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