Il mio fuori salone, da fuori di testa.

La settimana e’ sacra, e’ appannaggio dei miei bimbi, strizzata fra gli impegni legati a loro, ed ai loro problemi. E’ rarissimo che io prenda appuntamenti dal lunedi, al venerdi. E se oso, e’ altissimo il rischio che qualcosa si inceppi, che salti un ingranaggio, e che esploda tutta la traballante catena di montaggio. Condenso tutti gli sforzi sociali e di contatti, necessariamente legati a questo mio assiduo narrare, nelle giornate di sabato, ed in qualche fuga segreta, vera e propria scappatella, qua e la’.
Lo stesso ritmo ha guidato la settimana del design di Milano, settimana in cui la citta’ tutta si e’ riempita i polmoni di soffi di trionfo, ed ha preso le sembianze di una vera, cosmopolita, metropoli, lasciando l’usuale scenografia da paesazzo, che spesso si ritira ad essere. Che freschezza, queste folle multicolori, schiave di centinaia e centinaia di eventi che si accendono in ogni dove, ma liberissime nei vestiti e nei dettagli, originali come raramente si vedono da queste parti. Che allegria, sentir la musica rombare prepotente fra i palazzi di cemento. Ha i suoi lati negativi, l’affollamento asfittico nella disorganizzazione di cui siamo maestri…ma mi inebria, la settimana vivifica del design, delle idee e dei colori. Viene voglia di berselo piu’ spesso, questo clima festaiolo.
Fra le varie tenaglie delle mie giornate complicate, sono riuscita a fare un salto all’evento organizzato da Nir Lagziel (ricordate? guardate qui…), nel suo atelier di corso Garibaldi: “Beauty is a Light in the Heart”. Quanto e’ vero. E di leggerezza nel cuore ce n’era tantissima, nel Corso germogliato in vita, vino e musica. E fra i sinuosi, levissimi, splendidamente colorati, vestiti che Nir crea per noi donzelle. Tutto cio’, salato e pepato da un vigoroso abbraccio di Nir, val bene uno strappo alla regola, ed un paio d’ore di pausa serale dalla mammitudine. Tornero’, con calma, per raccontarvi della splendida estate che Nir ha disegnato per noi. Prima o poi arrivera’ anche lei.
Finite le acrobazie funamboliche settimanali, e’ risuonata l’ora del Sabato: giungeva il momento per me di tuffarmi, di testa, nello spirito variegato del fuori salone. Ed ho deciso di farlo a modo mio, in maniera un po’ convulsa, sgraziata, disordinata, e decisamente divertente. Ho portato, con il mio compagno, le biciclette a Milano, in zona Bocconi. Caricate sul retro del furgone dell’azienda per cui lavora il prode: sono straconvinta che il titolare non legga questo blog, e quindi plano liscissima e serafica sull’olio. Saltati in sella, siamo volati fino all’Universita’ Statale, la mia universita’, vestita anche lei con gli abiti della domenica.

L’idea era di seguire i petali, a Milano: la superba Silvia Bisconti, ed i meravigliosi abiti di Raptus and Rose ( leggi qui) portati a sfilare a cielo aperto, fra la gente a passeggio, ad incorniciarsi con gli angoli piu’ suggestivi ed architettonicamente beati della citta’. Adoro Silvia, adoro i suoi abiti, sapete gia’ tutto. Ho aggiunto nuovi applausi all’idea di portare le sfilate fuori dai recinti esclusivi e marmorei cui vengono solitamente richiuse, di renderle fonte di sorpresa e sorrisi per tutti, di liberarle dalle pesanti e millimetriche organizzazioni, per farle volare di improvvisazioni e casualita’. E legare poi i petali ad altre forme d’arte e di bellezza: Silvia ha realizzato il mio sogno e la mia idea di come la moda dovrebbe essere. Uno dei fiori dell’immenso campo, aperto a tutti.
L’improvvisazione di Silvia, ed il mio cellulare che spirava sotto gli affanni di una batteria lungamente trascurata (l’organizzazione teutonica non rientra nelle mie virtu’) hanno fatto si che pedalassi, ancora, fino a Villa Necchi Campiglio, in via Mozart. Splendidi rampicanti, ma nessun petalo. La mia caccia al tesoro si stava rivelando piu’ complicata ed affannosa del previsto.

E questo e’ quel che mi perdevo, nel mio rantolare sui pedali, senza meta ne’ punti di riferimento. Ma aspettate, non tutto era perduto (a parte la lucidita’ mentale: una donna che e’ stata immobile per tre mesi, causa molesto incidente alla caviglia, che decide di imbarcarsi in una giornata ginnica non stop. Capite voi…).

A quel punto, la virata geografica e di intenti, che mi ha portata a confondermi fra migliaia di curiosi ed appassionati, in via Tortona. Mi fa sempre una fortissima impressione, via Tortona dipinta a centro del design. Sono nata in via Tortona, ci ho vissuto nei primissimi anni della mia vita. Mia madre, traghettata da via Elba, la considerava gia’ periferia. E tutti questi mausolei di culto mondiale, erano un tempo brutte fabbriche, e deprimenti panorami.
Con il viso rivolto al sole, la bicicletta portata a mano per evitare di ferire, o di ferirmi, nella folla murale, una piccola visitina a Mafalda86 (dove vedo riaffiorare una nuova, l’ennesima!, brama incontrollabile di possesso, per un paio di occhiali da sole che sembrano partoriti da uno dei miei piu’ felici sogni), la scoperta di una linea di borse di cui vi parlero’ presto, un paio di soste per abbeveraggio e bollicine, sono giunta, sottosopra piu’ che mai, al NHOW.
Volevo incontrare la scoppiettante Caterina Misuraca, e visitare il suo spazio “IoRiciclo, TuRicicli: c’e’ la crisi? C’e’ il design!“, dedicato all’impegno eco, e ad illustrare le felici soluzioni della piccolissima imprenditoria, e dell’autoproduzione, che si dimostrano esperienze vive e positive in un momento di grigiore economico terrificante. E lo spazio organizzato dal duo Misuraca&Sammarro era veramente degno dell’acidosi lattica che mi ero guadagnata, coprendo chilometri su pave’ dissestato. Intimo, colorato, perfettamente funzionale ad illustrare al meglio le creazioni di questi artisti del riciclo, ad esporre oggetti di design famigliari, rassicuranti, in una manifestazione che spesso ci mostra straordinarie trovate, dal sapore lunare…lontane anni luce dal nostro comun vivere, quasi che l’astrazione ideale ed intellettiva non riesca a riappacificarsi completamente con la materica, e a volte noiosa, realta’. Ma questo e’ il mio pensiero. E non e’ questo il caso dei designers impegnati sul realissimo, umido, terreno del riutilizzo.
Ho avuto il piacere di incontrare di persona, e di chiaccherare, con alcuni di questi designers, cui dedichero’ un apposito spazio e tutta la mia incondizionata attenzione in nuovi articoli, in modo che anche voi possiate godere delle ricche scoperte, e delle illuminate idee.

Corro poi nel basement dello StudioPiu’, per fare un sorriso ( o prenderne uno? ) ad Elena Salmistraro (leggi qui), e fare la conoscenza ufficiale, e non piu’ ufficiosa, dei suoi Spilungoni, e della sua seduta, fatta in carta. Sempre briosa, sempre ironica e delicata al tempo stesso. Elena ci piace sempre, assai…


Di nuovo in sella alla bicicletta, con le natiche ridotte oramai ad un urlo di Munch (con mia enorme sorpresa, ho verificato che il cospicuo strato di adipe che le ricopre, non solo e’ fastidioso, non invitato, ed antiestetico, ma e’ pure inutile nel momento del bisogno!), mi sono diretta in via Brera: sapevo che li avrei certamente intercettato Silvia ed i suoi petali, protagonisti di un aperitivo-evento, organizzanto in collaborazione con Cavalli e Nastri (che ospitera’ i bellissimi abiti fino a meta’ maggio). Una piccola capatina nel negozio di Laura Claus, ad accarezzare il mio nuovo, favoloso, mobile d’ingresso, e si riparte, con la stimolante vibrazione che avrei potuto subire, se avessi cavalcato un martello pneumatico, sfilando al millimetro fra feroci tram, e sorvolando con inaspettata fortuna su rotaie assassine.
Ce l’ho fatta: ho trovato Silvia, ho assistito a ben due sfilate, ho presenziato al miracoloso evento, durante il quale gli automobilisti nevrotici si avvicinavano tambureggiando sul clacson, innervositi dal rallentamento e dalla briosa confusione, per poi aprirsi in inequivocabili sorrisi alla vista delle ragazze in Raptus and Rose, tramutatisi in un secondo da masse rabbiose in energie luminose, quale che fosse l’eta’ od il sesso dell’autista, senza alcuna distinzione, finalmente in pace con una citta’ piu’ caotica, ma piu’ viva e bella. Ho bevuto vino rosso, ho toccato tessuti, ho abbracciato tutte le donne che con Silvia fanno nascere queste meraviglie, tutte splendide, uniche, ed indimenticabili, e mi sono rasserenata: arraffazzonata, sudata, piena di dolori e stropicciata, ero li, e ce l’avevo fatta.




Eccitazione, leggerezza, allegria, stimolo, bellezza, soddisfazione, ricerca ed approdo: giornata concitata, ma perfetta. Ne vorrei di piu’, ma considero un enorme privilegio averne assaporata anche solo una cosi. L’abbraccio con la superba Silvia Bisconti: la granella di zucchero finale. I coriandoli non si vedono, erano tutti nello spirito.
Ho concluso con una cenetta, rimediata miracolosamente in una Brera vicina allo scoppio, con una coppia di amici speciali, fra i pochissimi rimasti nella mia vita, con cui io mi senta veramente libera di condividere paure, rabbie, dolori, gioie, speranze e trionfi. E considerando l’amicizia piu’ rara e preziosa del Tesoro della Corona, vi ringrazio, Mary e Simo.
Il furgone era rimasto in Bocconi…ricordate? Mi e’ toccato tornarci. Ma in questo pezzetto di giornata, era rimasto ben poco trionfo, e troppo acido lattico. Meglio non narrarvi il rientro della Laura straziata.

A Milano, una volta all’anno. Nei ricordi, per sempre.

8 commenti su Il mio fuori salone, da fuori di testa.

  1. Ciao! Ti ho vista vicino a quelle ragazze coloratissime lo scorso weekend! Volevo venire da te a porgere di persona i miei complimenti ma eri in mezzo ad un sacco di persone che ti parlavano. Mi piace moltissimo il modo in cui scrivi. Genuino e coinvolgente! Bravissima!

    • Avrei avuto la mano sudata, ma sarebbe stato l’accento perfetto su quell’indimenticabile giornata! Se mi incontrassi di nuovo, avvicinati, te ne prego! Grazie mille per i tuoi complimenti. Un abbraccio!

  2. Laura questo articolo è bellissimo.
    Sembra di essere lì con te, in sella a pedalare. Se poi consideri che io non so andare in bicicletta… .
    Un abbraccio
    Giu’

    • Grazie, mon tresor…pedale e’ faticosissimo, pedalare e’ bellissimo. Sabato era una giornata degna dell’impresa, di cui peraltro ho raccolto solo i lampi piu’ luminosi. E’ stata una giornata che mi ha baciata in fronte…e nulla mi ispira piu’ della vita stessa!

      • Fidati se ti dico che si percepisce ogni cosa. Sarebbe bello avere una macchina del tempo: per prima cosa tornerei ai miei 6/7 anni per togliere le ruotine dalla bici prima di mollare il colpo, e poi mi fare catapultare lì con te, a pedalare. Qualora solo un salto mi fosse concesso, credo che valuterei la possibilità di usufruire dei mezzi pubblici, dopo averti messo una cimice con gps nella tasca del palto’!

  3. Ho trovato il tuo blog per caso, come succede spesso, e mi ha dato una profonda gioia leggere questo tuo articolo: ti ho seguita, passo, passo…mi hai portato con te in questa fantastica avventura, quindi credo che mi segnerò il tuo link e tornerò a leggerti presto e spesso!!

    Ciao,
    B.

    • Grazie mille…leggere questo commento mi ripaga di molte fatiche, anche ciclistiche, e non si fara’ dimentare. Grazie, davvero.

Lascia un commento

Autore:

E-mail:

Sito web: