Na’at: la collezione FW 2012/2013. Che l’autunno, infin, giunga.

In questo periodo, ho deciso di dedicarmi alle nuove collezioni di alcune nostre “vecchie” conoscenze: filone che interrompero’, di tanto in tanto, per presentarvi alcuni nuovi designers, e realta’ sui cui ancora non avevo proferito verbo. Fino ad ora.
Potrei insistere sul tasto della novita’, e della scoperta, se non vedessi, con beona soddisfazione, quanto i progressi sulla via della creativita’ dei miei stilisti preferiti siano evidenti, trionfanti, e strappasorrisi.
Oppure, in una vita che si sforza di mandarmi eterne riconferme delusionali e negative, vado cercando l’opposto: la soddisfazione di aver visto bene, di aver visto lucidamente bellezza e qualita’.
Cosi le sensazionali Guya Manzoni e Samanthakhan Tihsler, designers del marchio NA’AT (ve lo ricordo: in lingua maya, significa intelligenza). Le ragazze avrebbero potuto anche scegliere la parola maya per equilibrio, tanto raggiungono la perfezione. Una introspettiva, meditativa, introversa, dolcissima. L’altra, un vulcano durante una fragorosa esplosione. Insieme, mettono tutto il loro sapere, ponderano energie e pensieri, e producono una linea che risulta quasi sospesa,  nel tempo, altrove, tanto stilisticamente lineare: la nota perfetta.

Per questa collezione, e per la donna che hanno sognato, elegante, femminile, austera e seducente al tempo stesso (ma con intelligenza, sapienza ed equilibrio: c’e’ coerenza, fra nome e realizzazione), una donna che sembra correrci incontro dal passato, e che ci auguriamo possa essere in realta’ la donna che verra’, hanno realizzato, insieme al bravissimo fotografo Alberto Bonardi, un servizio a Berlino.
Il risultato, a mio modesto avviso, e’ stupefacente. Di nuovo, perfetto.

Sara’ che sto indulgendo beata in una maratona Hitchcockiana senza precedenti, avendo scoperto che il mio incauto fidanzato non aveva mai visto nulla del regista. Sara’ che mi sto godendo, sordida, sadica, ogni commento che rifilo al sopracitato fidanzato, poverello: su inquadrature, attese, espedienti tipici del grande regista. E quelle atmosfere che solo i film del passato riescono a darci, l’incanto delle metropoli americane degli anni Cinquanta. Sara’ quel che sara’ (come cantava Doris Day, ne “l’uomo che sapeva troppo”), ma queste donne algide, eleganti, forti, determinate, affascinanti, mi fanno pensare molto alle eroine di Hitchcock, al loro restare impeccabili anche quando appese per un mignolo al Monte Rushmore.
Per una donna confusionaria come me, questo resta un abissale miraggio.
Per una donna come me, questi capi possono offrire un passaggio, in direzione di uno stile piu’ ricercato, elaborato e ben pensato. Che la nostra intima ricchezza, la nostra intelligenza, possa dar mostra di se’ anche mentre, distrattamente, passeggiamo per strada.
Del resto, una donna puo’ anche vivere due volte.

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Per le immagini, ringrazio sinceramente le designers, ed Alberto Bonardi.

CREDITS:
photographer:Alberto Bonardi
film art director: Juan Antonio Ortega Perez
model: Medea Morris
model: Cathleen Freise
production: Alberto Bonardi

translater: Olga Ramirez
photographer assistant: Francesco Lonigro
styling: Guya Manzoni e Samanthakhan Tihsler
make-up: Daniela Karstädt
making off: Thomas Hofmann

Ancora silenzio...sas

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