Non solo paillettes: i disabili e la scuola. Oggi.

Chi mi legge da tempo sa bene che, di quando in quando, uso buttare in mezzo ad articoli su valenti designers qualche materna sfuriata, degli sfoghi ribollenti per condividere le difficolta’ che incontrano i nostri bimbi disabili, e per evitare un giorno di esplodere come una Super Nova, senza lasciar dietro nemmeno l’ombra di una reazione.
Chi mi segue per spizzicare curiosamente fra novita’ ed accattivanti abiti, puo’ saltare di pari passo questo fiume in piena. Ricordando pero’ che non e’ poi tanto stonato.

La Signora Audrey Hepburn un tempo disse: “La moda riflette i nostri tempi, il loro trend di stile, ma è anche lo specchio dei nostri sentimenti. L’occhio della moda è un occhio sensibile.” Non blatero a vanvera, ma dono un senso piu’ pieno a questo nostro piccolo spazio. Che deve riflettere i nostri cupi tempi, e riflettere su di essi.

La verita’ e’ che non sapro’ dare un senso compiuto a questo pezzo, mi accorgo di essere troppo arrabbiata, per riuscire lucidamente a catturarvi in un impeccabile ragionamento. Sono arrabbiata. Non perche’ da anni devo discutere, combattere, grattare con le unghie per ottenere quello cui i miei bimbi avrebbero pieno diritto, fallendo il piu’ delle volte. E non mi riferisco ad un diritto etico, morale. Bensi’ legale. Non perche’ son stanca, non perche’ da troppo tempo mi sento come Don Chisciotte de la Mancia. Ma perche’ ho messo a fuoco quello che da mesi era solo una silente, sfocata sensazione. Ho compreso che non solo ogni giorno, all’urlo di “Tagli! Crisi!”, ci viene tolto il pavimento da sotto i piedi: ho compreso che si fa di tutto per tenerci costantemente divisi, per fomentare la guerra dei poveri, e degli ultimi.

Sono infuriata perche’, per un secondo, ci sono cascata in pieno, con un tonfo cosi forte che mi fa male scrivervene, e ricordarlo.

Un passo indietro va fatto. La situazione della scuola italiana, un tempo fiorente esempio di eccellenza in tutto il mondo, e’ drammaticamente crollata davanti agli occhi di chiunque abbia un figlio, od abbia la sapienza di tenersi aggiornato tramite i mezzi di informazione. Perche’ questo e’ un fatto incontrovertibile, che dovrebbe preoccupare tutti noi.
La situazione della scuola italiana, per i bimbi disabili, era gia’ al collasso negli scorsi anni. Non c’erano gia’ piu’, o quasi, insegnanti di sostegno qualificate. Le nomine venivano fatte, per poche ore, ad ottobre, novembre. Con grandissima calma. I comuni tagliavano ferocemente sulle educatrici. Era gia’ un penoso arrabattarsi, era gia’ un perdere terreno, ed un accettare passivamente che i nostri figli avrebbero fatto molti meno progressi di quanti ne avrebbero potuti conquistare, con il giusto aiuto.
Quest’anno, questo sostegno educativo e didattico a brandelli ha subito un’ulteriore mannaiata. Del 60%, si stima.

Il mio Giacomo ha iniziato quest’anno la scuola primaria. Avrei voluto tanto godermi, come ogni genitore, il senso di aver raggiunto un grande traguardo. Avrei tanto voluto soffermarmi a gustare l’idea della grande avventura che lo attende. Peraltro, ha un’insegnante di ruolo meravigliosa, con grandissima esperienza e passione per il suo lavoro. Una di quelle maestre che, oramai, si vedono raramente. Ma Giacomo ha bisogno di un aiuto che lo affianchi, che lo aiuti a superare i momenti di grande stress, che gia’ l’hanno investito e macinato, e che si accerti che stia ponendo attenzione a cosa dice la maestra, partendo dalla certezza matematica che in realta’ lui sta pensando a Bat Man, o a Spiderman, volando in altri mondi. Bisognerebbe aiutarlo ad interagire con i suoi compagni, che gia’ stanno facendo amicizia fra loro, ed in mezzo ai quali non riesce ad inserirsi. Bisognerebbe sostenerlo in mille modi.
Questo non lo dico io. Lo dicono le 6 neuropsichiatre che nel tempo l’hanno visitato, valutato e seguito. Lo dice una commissione della Asl. Lo riconosce l’INPS.

Ma alla scuola di Giacomo sono arrivati quest’anno altri due bimbi autistici. Uno, mi dicono, e’ molto grave, e non ha certo le abilita’ intellettive di mio figlio. Ed allora la preside ha dirottato tutte le risorse su di lui, immediatamente. Ed allora, come sempre, mi sono messa a lottare, per ottenere quello che ci spetta. Ed allora ho riottenuto ascolto, anche perche’ le maestre nel frattempo si sono rese conto che il mio bimbo non e’ poi cosi prestante come e’ sembrato loro ad una prima veloce occhiatina. Che forse, tutte queste neuropsichiatre, tanto balzane non sono.

E qui sono cascata. Dopo anni in cui ho rimuginato su quanto feroce, inconcludente e dispersivo fosse l’impegno di noi mamme, nei vari centri di cura, a raffrontare ogni millimetro dei nostri bimbi (“il mio parla, il tuo no…il mio ha crisi di comportamento, il tuo no??? Pero’ ha un sacco di stereotipie….”), io che ho sempre odiato questi bilancini penosi che ci contrapponevano in maniera ridicola, invece che farci unire nella condivisione del dolore, delle fatiche e delle difficolta’, e nell’affrontare la ricerca di soluzioni di vita, e di cura, migliori. Io che ho sempre cercato di non giudicare altre situazioni, famiglie, case. Io. Per un attimo ho pensato: “che mi frega se lui e’ piu’ grave? E’ colpa mia se ho fatto fare delle cure intensive ai miei figli, in un centro d’eccellenza, lontanissimo da casa?”. Ma cosa ne so io? Cosa ne so che questo bimbo, magari, le ha anche fatte le terapie, ma ha risposto in maniera meno positiva? Che diavolo ne so io, che me la prendo con una famiglia in piena burrasca, come la mia, invece che andare dalle altre due mamme, per richiedere, tutte assieme, un aumento delle ore di sostegno per tutti e tre i nostri bimbi in difficolta’?

Questo, cari governanti nostri, voi che non vi siete dimezzati, come promesso, che non avete toccato un euro dei vostri vertiginosi stipendi, questo, dicevo, mi ha fatto imbestialire come non mai: mi avete resa, per un attimo solo (ma sempre un attimo di troppo), una persona di gran lunga peggiore di quella che ho sempre cercato di essere. E che credo di essere. Mi avete fatta cadere nel giochetto per cui, se ci mettiamo tutti contro tutti, in un’arena dove i leoni sono i tagli scriteriati, e le malattie dei nostri figli, continuerete a tenerci molto a bada. Perfettamente sotto controllo.

Mi avete fatto dimenticare che da tempo penso che voi alimentiate questa guerriglia dei disperati, laddove bimbi con la stessa diagnosi e con lo stesso grado di disabilita’, di fronte ad una commissione INPS avranno riconosciuto l’assegno di accompagnamento, di fronte ad un’altra solo quello di frequenza (la meta’ del valore), e di fronte ad un’altra ancora il nulla. Cosi, a seconda di come si sveglia il presidente di commissione, senza che ci sia alcuna regolamentazione per cui ad una disabilita’ DEVE corrispondere un riconoscimento di diritto UGUALE per tutti, e che non si puo’ sottostare al capriccio umano di persone che incontrano i nostri figli per cinque minuti. A me e’ andata bene, ad altri molto meno. E non lo accetto, perche’, ancora!, ci dividete, e lo fate cosi tanto che anche io mi dimentico di tutte queste riflessioni.

Tutte le volte che qualcuno mi ha chiesto come mai noi genitori di bimbi disabili non facciamo di piu’ per protestare, dal momento che siamo tanti, spaventosamente tanti, ho sempre risposto: io penso che il motivo risieda nel fatto che siamo stanchi, abbiamo gia’ da condurre lotte quotidiane, dobbiamo gia’ occuparci in gran solitudine dei nostri problemi. Ma ora aggiungo: non facciamo di piu’ perche’ passiamo il tempo a farci le pulci, a ringhiarci contro, a rubarci le insegnanti di sostegno, come in guerra si usava rubar le mele.

E’ questa la verita’, e mi fa incazzare. Perche’ non solo io, ma tutti noi siamo molto meglio di cosi: siamo di gran lunga migliori della lente di ingrandimento con cui scrutiamo i figli altrui e del piatto con cui misuriamo con gran minuzia di dettaglio e precisione le disgrazie altrui.

Ed il giorno in cui tutti noi lo capiremo, signori governanti (ed uso il minuscolo a ragion veduta), per un attimo, anche solo per un attimo, vi faremo provare una piccola parte della nostra eterna preoccupazione. E sara’ gia’ abbastanza.


Aggiungo, in seconda battuta, una foto. L’ha scattata Giacomo, e racconta molte cose.

18 commenti su Non solo paillettes: i disabili e la scuola. Oggi.

  1. non servirà a molto…ma chi lo sa…
    http://www.vita.it/welfare/disabilita/tagli-a-milano-il-comune-promette-le-ore.html
    ho due bambine piccole, che per fortuna sono super normali (almeno fino ad ora)
    ti piacerebbe partecipare ad un gruppo di mamme (no profit…nel senso che è il nostro è un gruppo di chiacchere tra mamme amiche e amiche di amiche…privato si fa per dire …siamo in 100) su FB?

    • Molto volentieri…magari aiuta dal punto di vista della solitudine! Dove vi posso trovare???

  2. Ciao Laura… bentornata, solo stasera mi sono ritagliata un attimo di tempo per leggere i tuoi post a partire dalla ripresa. Sai, io non sono ancora una mamma, e posso solo immaginare tutte le difficoltà attraverso le quali sei passata, fra l’altro smettendo per un periodo di scrivere per il blog. Sono così contenta che tu sia tornata, e la tua interruzione mi aveva sinceramente preoccupata, nonchè dispiaciuta. Post stupendo, veramente, mi ha fatto seriamente riflettere… un abbraccio e a presto! Valentina

    • Grazie mille Valentina, per le bellissime parole, e per il sostegno! Ti abbraccio forte.

  3. Sancho al fianco!

  4. Ti voglio bene Laura! In questo momento non so cosa potrei dirti di positivo…
    solo che capisco il tuo incazzo, il tuo vacillare, dolore, delusione, la tua grandissima forza!

    Ila

  5. un abbraccio fortissimo…

  6. Senza parole…ma solo perchè tu hai detto tutto,o quasi…La speranza non può essere la prima a morire.Ti abbraccio forte

  7. Sono allibita, arrabbiata, delusa ma non sorpresa. Sono un’insegnante delle scuole superiore e da anni vedo tirare con disperazione quella coperta troppo corta da una parte all’altra. Non smettete di lottare… non smettiamo di farlo. un abbraccio

    • Ed io ammiro moltissimo anche voi insegnati, lasciate sole a gestire situazioni troppo gravose. Un abbraccio anche a te!

  8. Questo post fa capire perfettamente il tuo stato d’animo. Hai fatto bene a scriverlo, spero anch’io che arrivi a chi prende decisioni affrettate e magari lo faccia riflettere.
    Vivo una situazione analoga in famiglia, anche se il bambino ha un altro handicap.
    Ti faccio un grande in bocca al lupo, combattendo per i propri diritti spesso si vince, in questi casi. Non abbatterti! :)

    • Vedi Ilaria? Gia’ ci dividiamo. “Anche se il bambino ha un altro handicap”. Dovresti scrivere” vivo una situazione analoga, perche’ il mio bimbo ha un handicap”…:)
      Nessuna divisione, d’ora in poi. Non qui. I miei bimbi sono entrambi disabili, sono entrambi fantastici ed abbracciano tutti gli altri bimbi speciali, quale che sia la diagnosi. Crepi il lupo, anche per te!!!

  9. Spero che questo post arrivi a chi fa finta di non sapere, di non vedere. Anche se, lo sappiamo, certi idioti al potere non smetteranno mai di fregarsene di tutto questo.

    Lau

    • Oramai ho ribaltato il detto: la speranza e’ la prima a morire. Ma sono sempre pronta a ricredermi, a stupirmi. Un bacio!

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