Rapadesign Lab.

La Rapa non è il vegetale, tanto bistrattato nei secoli (che peraltro mi sta molto simpatico), ma la crasi dei nomi delle due designer che compongono l’anima del marchio: Sara Rotta Loria e Paola Pezza. SaRAPAola.
Già questo incipit è una delizia.
La produzione, poi, la ciliegina di cui mi sono, parecchio tempo fa oramai, innamorata perdutamente. Ero già in balia dello sfavillare di vestiti (incantevoli) per bambini, disegnati e realizzati da Sara, quando sono incappata in questo duetto di voci. Che fa da cassa di risonanza ai talenti di entrambe le designer, senza alcuna stonatura.
Rapadesign vuol dire comodità estrema, scelta attenta di tessuti e colori, proposte che sappiano saltare sopra tutte le stagioni, per sdraiarsi comodamente attraverso ogni periodo dell’anno. Vuol dire proporre capi che risultino come una seconda, morbidissima, accogliente pelle. Significa giocar con le forme, per ottenere risultati trasversali: vestiti che sappiano essere casual e sportivi, ed al contempo eleganti, chic.

Guardate le immagini, e provate con la fantasia a sovrapporre accessori ricercati, sontuosi, brillanti. E vedrete come molti elementi potrebbero benissimo accompagnarsi a ricche stole, e pregiati, sberluccicanti, accessori.
Ben conscia che virerei sullo stile più sportivo e confortevole, mi piace sottolineare questo porsi di traverso, fra stili, stagioni, colori e temperature. Che ognuno dia la sua impronta, e la sua forma, a queste bellissime seconde pelli.
Ed il mix and match resta la strada più allegra, vincente e convincente, che possiamo regalarci quando vogliamo essere “alla moda”. Caricare troppo in una direzione è sempre un errore, sorprendere con gli accostamenti può renderci più facile la partita.

E che sollievo, tutto intimo e personale, nel vedere questi bei pantaloni ampi, scanzonati, ariosi. Son anni che vado cercandoli, dopo aver distrutto, polverizzato, gli ultimi modelli che avevo nell’armadio, e che mi donavano moltissimo. Niente da fare: mi scontravo sempre e soltanto con gli odiosi skinny Jeans. E se mi facevano orrore il primo mese in cui li hanno presentati, figuratevi dopo anni di egemonia. Questo mi piace della moda critica, fra le altre cose: il suo fregarsene bellamente di mode e costumi imperanti, ed il voler raccontare sempre la propria, diversa, storia.



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In via Pastrengo 5a, a Milano.

Ancora silenzio...sas

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