Serena Poletto Ghella, Preludes.

Per una volta, debbo dirvi che vi porto questa bella novità non per personali meriti di ricerca e di attenta valutazione, ma per aver letto un post delle sorelle Pennaroli, firme di “Torino Syle”: grazie a loro, ed alla loro presentazione, ho conosciuto la nuova proposta invernale di Serena Poletto Ghella, stilista che seguo da sempre con particolare affetto (leggi qui). Grazie quindi a Maurizia e Giulia, per la loro tempestività e precisione, per avermi offerto più che uno spunto e per essere fra le pochissime fashion bloggers a non farmi venire l’orticaria. Au contrarie: sono davvero brave e, come piace a noi, molto attente al panorama dei talenti emergenti. Ecco a voi il loro articolo sulla nuova collezione di Serena.

Tornando alla stilista: nella sua rielaborazione per l’inverno della “Neverland Collection” (collezione che l’artista porta avanti di anno in anno, rielaborando ogni volta i suoi grandi classici secondo il mood del momento e seguendo sempre nuove ispirazioni) Serena non parla più del prèlude francese e del ricordo nostalgico di una libreria di Bruxelles, ma passa all’inglese, strizza l’occhio all’amato poema di Eliot, che con i suoi 102 anni ci appare più giovane che mai.
È questo quel che più amo in Serena: non solo  l’essere tanto indipendente da contare i battiti del suo cuore più che i tempi del metronomo della moda. Ma anche il suo essere meditabonda e meravigliosamente cerebrale nel suo comporre collezioni. Dietro ai suoi pezzi, che peraltro mostrano indelebilmente la sua cifra ed il suo stile personale, tanto forte e sempre integro, storie ed evocazioni bellissime, di una ricchezza rara a trovarsi.
Quindi, mostrandovi la sua collezione Preludes, mostrandovi la  maestria con cui propone e ripropone i giochi di volume, le ampie maniche, i colli strutturati (che adoro), i giochi di proporzione, facendovi notare l’abbondanza del tartan, che trovo bellissimo nell’inusuale declinazione dell’abito femminile, come in ogni forma Serena abbia deciso di dargli, facendo volare il vostro sguardo sulle calde cappe in lana, e ricordandomi che devo ricomprare gli anfibi (tristemente spirati quest’anno dopo quasi vent’anni di onorato servizio), vi invito a leggere il poema di Eliot, a pensare alle nostre vite in città, a pensare alla strada che abbiamo intrapreso così tanto tempo fa, da sembrarci ora ineluttabile. E poi  riguardate le immagini, notate i colori scuri, fuligginosi, ed il tartan a rompere queste grigie strutture. Cerchiamo anche noi il nostro colore, portiamolo nelle nostre giornate, fra i fumosi comignoli.

Ecco, questa credo la più intima e luminosa bellezza di Serena: tutto è preludio a pensieri grandissimi ed importanti, che mai avremmo immaginato di seguire in una nebbiosa mattinata di gennaio e che ben poco possono essere contenuti in questo piccolo blog.

Serena Poletto Ghella website

Ringrazio, e moltissimo, Paolo Patrito, autore degli scatti pubblicati.

Un commento su Serena Poletto Ghella, Preludes.

  1. Grazie Laura, sei commovente! Vado a cercare i kleenex ;) Un bacio e buon fine settimana!

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